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Le chiese

Chiese, Palazzi, Castelli e Antiche Fontane


Vecchia Chesa Madre ruderi Portale Gotico Chiaramontano Si attribuisce a Giovanni Chiaramonte (1374). Dei Chiaramonte può riconoscersi traccia in qualche stemma inserito nel prospetto. Era la chiesa Madre di Bivona, si presentava a tre navate e quella centrale era il doppio delle altre due. L’edificio era dotato di numerosi altari (circa 20) che venivano fatti costruire dalle famiglie nobili per accrescere il proprio prestigio, come segno di distinzione sociale. Gli ornamenti che ci rimangono della Vecchia Matrice sono la statua della Madonna della Candelora e l’antica fonte battesimale entrambi conservati nella nuova Chiesa Madre. Della sua struttura rimane solamente il pregiato portale in stile gotico, divenuto uno dei numerosi simboli che rappresentano il paese di Bivona.


Chiesa Mater Salvatoris o Chiesa Madre: Fu costruita nel corso del XVII sec, ad opera dei Gesuiti, che avendo ottenuto la concessione della Chiesa di S. Maria Maddalena, vi costruirono il loro secondo collegio, anch'esso sede di apprezzate scuole di grammatica e di retorica. Divenne chiesa Madre nel 1781, in sostituzione della vecchia Matrice Chiaramontana. La chiesa si presenta a navata unica con cappelle laterali in stile barocco. La sua decorazione interna composta da stucchi in oro zecchino su fondo bianco rende la chiesa ricca e raffinata. Al suo interno troviamo alcune tele del Seicento come S. Ignaziodi Loyola e San Francesco Saverio di Geronimo Gerardi, la Madonna del Lume di Filippo Randazzo e il bellissimo altare chiamato "degli Specchi" del 1727 originale della chiesa gesuita, ma anche la tela di San Girolamo del 1757. La chiesa è ricca anche di alcune opere d'arte come il Crocefisso nero del XVI sec , ritenuto miracoloso, il Cristo Spirante del 1710 (il secondo in Sicilia ad essere in questa caratteristica posizione), la statua marmorea del Cinquecento di scuola gaginiana che raffigura la Madonna con il Bambino che dà il nome alla chiesa e la Fonte Battesimale del XIV sec dell'antica chiesa Madre Chiaramontana. (La chiesa è visitabile e la si trova aperta) 


Chiesa di Santa Rosalia è la chiesa dedicata alla Patrona di Bivona. Già nel XIV sec esisteva, nello stesso posto, una piccola chiesa dedicata alla Santa. In occasione della pestilenza del 1624 i bivonesi, convinti di essere stati preservati dal contagio, per la protezione loro accordata la proclamarono Santa Rosalia Patrona di Bivona e costruirono una chiesa più grande. All'interno troviamo la bella statua e la ricca “vara” di Santa Rosalia scolpita dal sacerdote Ruggero Valenti, uomo ricco di vizi e appassionato giocatore di carte. Il conte Pietro de Luna lo fece rinchiudere in carcere per un certo periodo. In seguito, avendo egli ucciso a causa di vendetta il rettore dei Padri Gesuiti Pietro Venusto che gli rimproverava la condotta, fuggì da Bivona e fu dichiarato nemico della patria.Ottenuto il perdono e sotto protezione degli stessi Padri Gesuiti, egli cambiò vita. Nel 1601 scolpì la statua e la vara di Santa Rosalia, riccamente intarsiata e rivestita in oro zecchino. Dalla volta del fercolo pendono 12 campanellini in argento. La statua è riccamente rivestita in oro zecchino ed è stata restaurata nel 1983 su interesse dell'allora parroco Giuseppe Castellano. Il fercolo con la Santa vengono portati in processione il 4 settembre da venti uomini.
Suor Maria Roccaforte intorno al 1600 ebbe alcune visioni che riguardavano Santa Rosalia. La Santa le avrebbe rivelato di aver vissuto a Bivona, precisamentein un bosco di querce, sulle rive del fiume Alba (che scorre ancora incanalato lungo la via Lorenzo Panepinto). Santa Rosalia, sempre a detta di Suor Maria, fu costretta a scappare alla Quisquina dopo essere stata vista da alcuni boscaioli.

Chiesa dell’Annunziata o del Carmine.  Ad essa era annesso il convento dei Carmelitani e fu costruita nel XIV sec. Il portale si presenta in pietra arenaria ed è di stile gotico. L’edificio si presenta a navata unica.
  In questa chiesa è possibile ammirare uno dei tre splendidi quadri di Giuseppe Salerno (Lo Zoppo di Ganci) che raffigura la presentazione di Gesù Bambino da parte di Maria Vergine alla Madre Sant’Anna, ma anche L’Annunciazione di Maria tela del 1730 di Giovanni Bonomo, visita di San Pietro a Sant’Agata in carcere del XVII sec di autore anonimo, i Santi Crispino e Crispiniano del XVIII sec di Accursio Torretta, ma anche la bellissima Croce Gonfalone, immagine lignea della seconda metà del sec XVI, la statua lignea di San Giuseppe del XIX sec di autore anonimo che viene portata in processione il 19 Marzo (data in cui hanno luogo i festeggiamenti in onore di San Giuseppe), e la Madonna del Rosario anch'essa di autore anonimo del 1889. Oggi la Chiesa viene aperta in occasione delle feste di San Giuseppe, San Calogero, Santa Rita, della Madonna del Carmelo ed in occasione delle comunioni. (oppure si può contattare l’Associazione turistica vivivivona per la visita di tutte le chiese)


Chiesa di S. Maria di Loreto o di San Domenico. La chiesa attualmente non è visitabile. Essa fu costruita nel 1490 dai Domenicani, ragione per cui è detta anche di San Domenico. Era la chiesa più grande di Bivona, si presenta infatti a tre navate ed è delimitata da cinque pilastri che sostengono quattro archi. La chiesa prendeva luce da ben sedici finestre ed  era ricca di molte opere tra cui un bellissimo organo nel settecento, un pulpito in legno. Intono alla metà del Novecento fu però dichiarata inagibile.






Convento dei Cappuccini. Già presente nel 1500 era allora dedicato ai santi Filippo e Giacomo. Ospitò diversi frati, tra questi Frà Bernardo da Corleone venerato santo nel 2001 di cui si raccontano alcune vicende ambientate a Bivona. Tra queste un aneddoto non attestato da fonti storiche: durante il soggiorno a Bivona molti frati furono colpiti da un'epidemia di influenza. Quando anche Bernardo, che in quel momento rivestiva l'ufficio di infermiere, si ammalò riducendosi in fin di vita, staccò dal tabernacolo della chiesa la statuetta di san Francesco e la infilò nella manica del saio, rivolgendosi al santo con le seguenti parole: « Serafico padre, tu lo sai che i tuoi frati di Bivona sono ammalati... chi si prenderà cura di essi? Ti avverto che non uscirai di qui se non quando mi avrai guarito »
Il giorno successivo, Bernardo tornò in salute e poté riprendere l'assistenza ai confratelli.
Sempre a Bivona, a Bernardo un crocifisso avrebbe parlato dicendogli: "Non cercare tanti libri, ti bastano le mie piaghe per leggere e meditare". Dopo quest'episodio il frate rinunciò al desiderio di imparare a leggere.
Un'altra storia si racconta:
 Frate Tommaso da Monreale fu protagonista di due spaventosi eventi: una notte infatti i frati vennero svegliati da un insolito rumore prodotto da cavalieri armati, e credendo che fossero dei demoni si precipitarono in Chiesa a pregare. Dopo un po’ i cavalieri si diressero verso il paese e dopo qualche ora ritornarono nuovamente in convento, ed il guardiano chiese loro chi fossero e dove andassero (il condottiero era “coperto di una negrissima armatura, che attraverso del suo cavallo portava un cadavere d’uomo”). Gli rispose che erano demoni e che stavano portando “in corpo ed anima all’inferno quell’usuraio maledetto da Dio che tanto era crudele con voi e con tutti i poveri”, dopo di che scomparve. Il giorno seguente i frati appresero che era improvvisamente morto uno dei più ricchi ed avari bivonesi e che “non erasi trovato lo stesso corpo del morto”.
La chiesa si presenta a navata unica. Sull'altare troviamo una bellissima tela molto grande che raffigura S. Maria degli Angeli con i Santi Filippo e Giacomo Francesco e Cristina del XVI sec di Ettore Cruzer situata all'interno di una bellissima cornice in legno realizzata dai frati cappuccini nel Settecento; sulla destra troviamo un bellissimo Crocefisso che risale al XVIII sec, e una statua di San Francesco, il mausoleo del 1763 scolpito dallo scultore palermitano Filippo Pennino ad Ignazio Maria Greco marchese di Bivona proprietario dell’omonimo palazzo nell’omonima via di Bivona, e un'altra tela di grande valore che risale al 1630 di Giuseppe Salerno (lo zoppo di Ganci) che raffigura L’Immacolata con i Santi Antonio da Padova, Carlo Borromeo, Chiara e Lucia, di fronte alla cappella vi è un quadro, che raffigura il Beato Bernardo da Corleone, risalente al 1988 . Nel periodo estivo la chiesa ospita molti fedeli che vengono nell'oasi a pregare.
All'interno della struttura troviamo infatti una bellissima area attrezzata che permette di pregare nella pace della natura.


Chiesa di San Sebastiano o di Santa Chiara, risale al XIV – XV sec e  fu sede della confraternita di San Sebastiano. Nel 1553, su richiesta del conte Pietro De Luna, fu ceduta ai gesuiti, e successivamente nel 1598 passò alla monache clarisse. Recentemente restaurata presenta un portale tardo rinascimentale, ed è a navata unica. 






Chiesa di San Bartolomeo.  E' una chiesa che agli inizi del Novecento fu venduta a privati che ne fecero un'abitazione. Della chiesa rimane solamente il portale Settecentesco e sulla cima ancora attualmente in ottime condizioni troviamo l’aquila che regge un coltello, simbolo del martirio di San Bartolomeo.






Chiesa di Santa Maria di Gesù (Gesua) Risale al XVI e attualmente rimane solamente il rudere della vecchia chiesa. Essa si trova in via Falcone e Borsellino e venne edificata dai francescani osservanti nel Cinquecento. Si presenta  in stile gotico, a navata unica e originariamente aveva un coro quadrato sorretto da un arco con due capitelli su cui erano scolpiti due angeli. Questo arco delimitava il coro dalla navata. La chiesa aveva una torre campanaria dotata di quattro guglie (adesso ne rimangono soltanto due); venne ristrutturata nel Settecento ma abbandonata nei due secoli successivi, ormai rimane solo il rudere ed è di proprietà privata.

Chiesa di Sant'Isidoro Agricola. Edificata nel XVII sec, la chiesa si presenta molto semplice e di piccole dimensioni. E' a navata unica e quasi priva di decorazioni. Ad edificarla furono un gruppo di bivonesi, che in seguito alla pessime annate in agricoltura decisero di costruire la chiesa e dedicarla a Sant'Isidoro, protettore degli agricoltori. Nel corso degli anni ha subito molte restaurazioni, l'ultima nel 1990. Ospita una statua di Sant'Isidoro (collocata nella cappella di sinistra), portata in processione nei mesi di maggio e giugno, e Santa Maria di Gesù del XVII sec di Ruggero Valenti (lo stesso scultore del fercolo di Santa Rosalia di Bivona).

Cappella Madonna della Spescia. Si trova a sud del paese.
 Si tramanda che un Signore di Bivona, accusato di avere redatto un atto falso, sia stato colpito da mandato di cattura e portato nelle carceri di Sciacca. Cominciano i problemi per la famiglia che andava incontro ad un lungo e faticoso viaggio per far visita al loro capo famiglia. (Sciacca in quell’epoca si raggiungeva ricorrendo alla carrozza, al carretto o al mulo e ci volevano molte giornate per raggiungerla). Il viaggio iniziava dalla trazzera di San Lunardu. Un giorno la moglie di questo povero uomo, stanca della fatica di ricominciare questo lungo viaggio, invocò con ardore la Madonna, chiedendole di sbrigare (sprisciari) la causa del marito e farlo tornare libero a casa. Mentre la donna pregava, sentì una voce che diceva: "è libero è libero" e  nello stesso istante vide una fila di muli con degli uomini e con questi suo marito. Nel punto preciso in cui la donna pregò, per la grazia ricevuta decise di erigere una piccola chiesa e la chiamò Madonna della Sprescia. Quando si scavò per eseguire i lavori fu trovato un involto in cui era racchiusa un' immagine della Madonna con il Bambino che tiene il mappa-mondo in mano. Costruita la cappella, in essa fu posta l’immagine e quel luogo divenne meta di culto e di preghiera.


Ex collegio dei Padri Gesuiti, risale al XVI sec e fu istituito dal padre Ignazio Layola e voluto fortemente dalla contessa Aloisa De Luna. Attualmente è sede del Municipio di Bivona. Le piante del collegio sono conservate nella Biblioteca Nazionale di Parigi.








Chiesa di San Paolo, risale al XV secolo e fu  eretta in occasione della venuta delle suore benedettine. Alla fine del Seicento venne ampliata notevolmente. Essa prende luce da cinque finestre ed ha un portale in stile barocco del XVII secolo come le decorazioni interne. A navata unica, presenta la cantoria sull'ingresso sostenuta da due colonne centrali e da due mezze colonne laterali. Sono presenti quattro cappelle laterali al cui interno si trovano altrettanti altari.



Il Santuario della Madonna dell’Olio Risale al 1500 ed il culto è da attribuire ad un affioramento di un particolare olio minerale che godeva di importanti proprietà. Si narra che avrebbe guarito molti infermi.
Nel corso degli anni molte sono state le trasformazioni che il complesso ha subito, e molte volte la sua
custodia è stata affidata a persone diverse: in principio venne fondata la Confraternita della Madonna
dell’Olio, poi la Chiesa passò agli Eremiti Riformati di S. Agostino con lo scopo di costruire un convento
attiguo per la loro comunità, poi ancora alla Confraternita, ed infine a degli eremiti laici che dimoravano nel
convento e vivevano di carità. La chiesa è stata restaurata abbastanza recentemente ed è a navata unica. La Madonna Dell’Olio viene portata in processione il giorno dopo Pasqua e riportata nel santuario nel mese di giugno.

Palazzi e Castelli

Il palazzo Marchese Greco risale al XVIII sec, realizzato in stile tardo barocco e riproduce, in modo del tutto originale, i rispettivi modelli spagnoli. Presenta otto balconi sulla facciata principale. Il balcone angolare occidentale presenta grottesche figure di pietra, simili a delle cariatidi, che ricordano i mostri che decorano Villa Palagonia a Bagheria di Palermo e i balconi di Palazzo Nicolaci di Noto. Le sculture esterne rappresentano forme vegetali e frutti, simboli di abbondanza materiale e prosperità economica.
Il palazzo è stato ultimato nel 1707, e successivamente è stato sede della Sottintendenza di Bivona. Nella parte orientale è presente lo stemma del Marchesato della famiglia Greco.
Famiglia nobile di origine palermitana, uno degli esponenti più importanti e Ignazio Maria Greco che fu nominato marchese di Valdina e primo marchese in casa Greco, esso era un tipo molto stravagante e misterioso eccentrico e controverso, amante dell’arte e al tempo stesso uomo molto religioso, tanto da essere ricordato nel suo mausoleo (scolpito dal noto scultore del 700 Filippo Pennino), che si trova nella Chiesa dei Cappuccini, come “pater patriae” ovvero benefattore e protettore dei bivonesi amico del principe di Palagonia Francesco Ferdinando II, entrambi condividevano la passione per l’alchimia non a caso i cariatidi del balcone richiamano i mostri di villa Palagonia a Bagheria (Pa).Nella seconda metà del XVIII secolo il marchese Ignazio Greco trasferì la propria residenza nella città di Palermo. Lo scudo della famiglia si presenta D’azzurro, con cometa d’argento, ondeggiante in palo, accompagnata da tre conchiglie dello stesso, 2 in capo e 1 in punta. La struttura è di proprietà del comune, completamente restaurato all’interno rimane poco dell’originale palazzo, ma ben conservato nella parte esterna, sarà sede del Parco dei Monti Sicani.


Magazzino del Duca (XVI secolo), sito in via Lorenzo Panepinto, in prossimità della Torre dell'Orologio. Si tratta di un edificio utilizzato come magazzino ducale, posto qualche decina di metri più a nord del Palazzo Ducale. La zona antistante al magazzino, prima del 1847, era attraversata dal fiume Alba: pertanto fu fatto costruire un ponte proprio davanti alla costruzione, per permettere il celere e facile passaggio da una sponda all'altra del fiume. Oggi il magazzino, di proprietà privata, è stato trasformato in un locale (pub-pizzeria), mantenendo, tuttavia, le caratteristiche architettoniche essenziali dell'epoca in cui venne edificato.


Palazzo De Michele, sito tra via Lorenzo Panepinto e via De Michele, nella parte centro-settentrionale del paese, un tempo era abitazione del barone De Michele e successivamente dei sottoprefetti di Bivona.
La facciata principale, di uno spiccato color rosa, presenta cinque balconi e un portale di ottima fattura. Attualmente il palazzo è di proprietà privata.





Palazzo dei Baroni Guggino, sito tra piazza Guggino e via Sirretta, nella parte occidentale del paese. Un tempo era abitazione della famiglia Guggino, che deteneva un Baronato. La facciata principale presenta cinque balconi, di cui uno angolare (quello posto sul lato ovest); l'intera abitazione si sviluppa attorno ad una xanèa, all'interno del quale si trova un'edicola sacra. L'edificio, che un tempo fu anche della famiglia del Marchese Greco, attualmente è di proprietà privata.




Il Castello del Casino risale XVII secolo. Si trova in prossimità del Monte "Il Casino", da cui prende nome. Si tratta di una costruzione con rinforzi angolari che domina l’alto di un colle, da cui si scorge la Diga Castello, situata a pochissimi chilometri. Il complesso, che assume le sembianze di un vero e proprio castello, si svolge su una pianta articolata di forma rettangolare. All'interno sono ancora presenti i ruderi di una cappella religiosa, decorata da stucchi settecenteschi, e i ruderi di altri ambienti con arcate, dai quali era possibile raggiungere i piani superiori dell'edificio. Si pensa che tale costruzione fosse di epoca secentesca e che fungesse da residenza per i periodi di caccia ai nobili del luogo. A breve distanza dal "Casino" si trova un abbeveratoio ottagonale, probabilmente attinente all'edificio.


Torre dell'Orologio Del 1588, la sua struttura è divisa in tre sezioni: nella prima abbiamo la porta di accesso, nella seconda una piccola finestra ad oblò e nell’ultima sezione l’orologio. All’esterno gli spigoli della costruzione sono messi in rilievo da un ritmico gioco di mattoni che sporgono e rientrano e che accentuano ancora di più la verticalità dell’opera. L’orologio suona a ritmo di campane ogni ora e segna tutti i quarti d’ora fino ad oggi.

          Musei



La casa museo di Carmelo Cammarata era un piccolo laboratorio da lui stesso costruito, una casa di pochi metri quadri, molto visitata da artisti del territorio siciliano. La sua bottega è visitabile su richiesta e al suo interno troviamo le opere dello scultore. Egli ha svolto il mestiere di contadino e nel tempo libero si dilettava a dipingere le pareti delle abitazioni prese in affitto, ma sviluppò in seguito una particolare passione per la scultura, prima in gesso e poi su marmi o legni molto apprezzati da critici dell’arte.


Antiche Fontane


Fontana di li cannolicchi  o mezzi aranci. risale al 1894 ed è una  fontana di ghisa che si trova nella piazza fiera o via Guglielmo Marconi. Da essa scorre sempre l’acqua che esce da due “pugni o cannulicchi” e che viene raccolta da due vasche che sembrano due metà di arancio infatti viene chiamata anche “li mezzi aranci”. Sulla fontana troviamo inciso il vecchio stemma di Bivona e tuna barra in ferro di fronte alla fontana che serviva anticamente per legare i muli nell’attesa che i loro padroni facessero scorta di acqua prima di dirigersi a lavorare i campi.







Fontana Pazza sita nell'omonima via si presenta in muratura. È chiamata in tale modo perché la sorgente esistente ha un andamento irregolare e rivela ai bivonesi, con un certo anticipo, le annate magre di acqua. Solitamente l'acqua abbonda nel periodo estivo se fuoriesce nel periodo di Santa Lucia, a Dicembre. La fontana, nel Novecento, è stata ricostruita ex novo durante i lavori di pavimentazione della strada. Quella originaria, esistente da diversi secoli, aveva un abbeveratoio di forma rettangolare nella parte posteriore, e una piccola vasca con un rubinetto da cui fuoriusciva acqua potabile nella parte anteriore; quella attuale, invece, presenta una vasca a forma poligonale e una parte superiore di forma semicircolare da cui fuoriesce l’acqua. La sorgente dà il nome al quartiere, che è situato nella parte settentrionale del paese.


Fontana di lu savucu, probabilmente chiamata così da qualche arbusto di sambuco che costeggiava l’abbeveratoio. Sito in via conceria questo abbeveratoio veniva utilizzato per la pulizia della pelle animale prima di essere salata ed essiccata per la lavorazione.







Fontana di li Ferri XVIII sec, sita in via Ferri, in muratura. Si tratta di una fontana con lavatoio, nei pressi dell'omonima sorgente, documentata già nel XIV secolo, che si trova nella parte meridionale del paese. Il nome è da ricondurre all'antica presenza di botteghe di ferraioli.  








Fontanella di Via Amato del XX secolo, sita nell'omonima via, in ferro. Costruita nel 1929, presenta le stesse caratteristiche di molte altre fontane di Bivona, essa però si differenzia dalle altre, per la presenza del fascio littorio, simbolo del Fascismo.

 

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